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Intervista a Gianluca Morozzi | Intervista a Gianluca Morozzi |
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Colonne d'Ercole intevista Gianluca MorozziIntervista di Anna Calamelli e Giorgio Ottaviani
Domanda: Se non sbaglio hai iniziato giovanissimo, partendo dal fumetto, con Starmagazine. Com'è nata questa passione e come si è evoluta dal fumetto al romanzo?
Risposta: In realtà ho esordito su Starmagazine, sì, ma con un racconto horror. Però già a otto anni scrivevo e disegnavo la mia serie a fumetti dedicata al supereroe Ultraman (molto prima de Il mio amico Ultraman!). Ho sempre voluto scrivere narrativa, romanzi, racconti, ma la passione per il fumetto è rimasta sempre viva e ben presente...
D: Con "Il Vangelo del Coyote" torni a frequentare il fumetto. Qual è l'interazione fra scrittore e disegnatore? Quanto c'è di tuo nei personaggi e nelle ambientazioni e quanto invece corrisponde al modo in cui il disegnatore ha immaginato la tua storia e i tuoi personaggi?
R: Tra me, Camuncoli e Petrucci l'intesa è stata perfetta. Io all'inizio ero molto timido, da semiesordiente. Le mie sceneggiature erano quasi al livello "sullo sfondo ci sono tre sedie, ma se non vi va di disegnarle va bene anche una sedia, anche nessuna, se vi è di disturbo..." Poi ho preso coraggio. Loro ogni tanto mi consigliavano di tagliare qualche parte di testo troppo lunga, correggevano i miei errori di posizionamento dei personaggi rispetto ai baloon... intesa perfetta. L'ambientazione è una Bologna libera e imprecisa, resa a loro piacimento. E i personaggi li hanno delineati visivamente loro, liberamente.
D : Ne' "Il Vangelo del Coyote" si intersecano due storie che corrono perfettamente parallele. In comune solo il tema (gioco perverso) e l'ambientazione? Si sarebbero potuti fare due libri distinti? Qual è la primogenita?
R: Due libri distinti avrebbero avuto meno forza. Il lettore si chiede fino alla fine dove, come e se si incroceranno le due storyline... ci sono anche un paio di falsi indizi, a metà. La primogenita è quella del Professore, scritta per ParmaNoir qualche anno fa.
D : Il padre freak della prediletta del prof. è un personaggio stupendo. Qualche nostalgico, tipo me (classe '68) ci si potrebbe ritrovare... Quanto c'è di Morozzi Gianluca in questa bella caratterizzazione?
R: Io sono uno che reputa irripetibile il periodo musicale che va dalla seconda metà degli anni sessanta fino al punk, quindi qualcosa di nostalgico c'è... il personaggio è ispirato da un tipo che ho visto a una fiera del disco, un fanatico del progressive italiano. Cosa che io, ammetto, non sono.
D: Leggendo i tuoi libri, appare evidente che un'altra tua passione è la musica. Il tuo gruppo preferito da sempre, gli WHO, si sono formati prima della tua nascita e si sono sciolti quando forse ancora non ascoltavi musica. Oltretutto hanno rappresentato modelli culturali come "Mods& Rockers" e "beat generation" poi, che poco hanno a che vedere con un ragazzino bolognese nato negli anni '70. Come è nata questa passione per gli WHO?
R: Più che la fase mod mi interessa il trittico delle opere rock, Tommy, Who's Next (nata da Lifehouse), Quadrophenia... e poi il rito live, il braccio rotante di Townshend, il microfono volante di Daltrey, Keith Moon che spacca la batteria, Entwistle immobile in tutto quel caos... e finalmente sono riuscito a vederli, recentemente, a Locarno e Verona. Non è la stessa cosa, ovvio, ma vedere il mio mentore Townshend da vicino è stato molto emozionante...
D: Fumetti, narrativa, musica. Quale genere è più dispendioso, secondo la tua esperienza, in termini di tempo e di energie? Quale ti diverte di più creare? Quale ti diverte di più leggere o ascoltare?
R: Il romanzo richiede tempo e immersione totale. Il fumetto mi toglie molte responsabilità, non devo scrivere il paragrafo ben calibrato in bello stile, tipo, devo solo pensare a ritmo, dialogo e visualizzazione... Comunque ascoltare musica, leggere un libro o un fumetto, vedere un film, sono cose che mi danno il medesimo piacere. Aggiungi ai preferiti (14) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 242
1. 04-04-2008 molto divertente Direi che è stato proprio un incontro molto divertente. Sia per il personaggio, molto "umano" finalmente, sia per i contenuti. Ho letto sull'onda dell'entusiasmo "L'era del porco". Se avete avuto una giornata storta leggetelo e con due risate riconciliatevi con l'universo. Ospite 2. 04-04-2008 molto divertente quella serata con Morozzi, più che una serata in biblioteca ha avuto il sapore di una serata al bar con un vecchio amico che non vedevi da anni. Non era lì a fare lo scrittore arrivato ma sempliecemente a raccontare cosa gli era capitato negli ultimi anni. E' stato utile e interessante ascoltare le esperienze e le storie del Morozz, l'amico del bar che ha provato a fare lo scrittore e c'è riuscito alla grande. Ospite Scrivi Commento
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