Colonne d'Ercole
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Eros e Thanatos

 
Più di 120 mila titoli: rari o antichi, ma soprattutto dimenticati dall'industria culturale Alla ricerca del libro perduto e la biblioteca diventa outlet  (Isa Tamagnini)

Questo articolo si potrebbe intitolare così  e riallacciarsi ad un archetipo di sapore mitologico che pare governare l'animo umano da quando era solo brodo primordiale.Si potrebbe anche intitolare “le fatiche di Sisifo”, figura antica rinverdita da Dante, condannato in eterno a spingere un masso su per una rupe per vederlo immancabilmente ripiombare a valle.Questi rimandi a esperienze sentimentali condivise dall'inconscio collettivo potrebbero aiutare chi mi legge a capire il mio stato d'animo dopo aver approfondito il tema dell' Outlet del Libro.Eros, rappresenta il fuoco della passione e  l'entusiasmo che mi aveva mosso nel vedere un paesotto delle Langhe di 1455 anime aprire e far funzionare un luogo che conteneva 120.000 libri dimenticati e reietti per donar loro e anche ad ubiqui lettori distratti una seconda possibilità a costi contenuti.Ho provato vergogna per la crassitudine mentale dei miei imborghesiti  compaesani che pur in 60.000 non sanno pensare ad altro come panacea per un futuro sviluppo che ad un anello d'asfalto, consumistico e inquinante. Visti i recenti pesanti problemi ambientali, incrementare il processo di combustione dell'ossigeno e di consumo di costosissima benzina non mi sembra la più brillante delle idee, a me che mi sento in colpa solo ad aprire il bidone del pattume.Thanatos, la morte, dello spirito in questo caso, è stato constatare che dietro ai 1155 + 300  di spartana memoria ci sono le solite multinazionali del lucro travestite da agnelli.E le braccia mi sono finite dove con ogni probabilità finivano quelle di Sisifo mentre osservava il suo sassone franare giù di nuovo.Esplicito meglio, perché posso sbagliarmi, anzi voglio sbagliarmi e non voglio credere a quello che ho intuito. Come sempre il confronto con il Gruppo o meglio la Compagnia mi rende più salda e terrena, come un palloncino legato alla bombola del venditore.Chiedo aiuto e conferme. Visitate il sito anche voi e ditemi le vostre impressioni.Non avendo esperienze giornalistiche di approvvigionamento dati e notizie, sono partita dai dati dell' articolo di Repubblica On Line.Ho biecamente cercato il paesotto su Google Earth, verificato l'ubicazione dell' Book-let, lo chiamano cosi, i buoni villici e ricercato il numero di telefono del Municipio su Pagine Bianche.Trovatolo, ho prontamente chiamato, mi sono profusa in spiegazioni su chi siamo e cosa stiamo cercando dal giovane Sindaco, alla basita segretaria che mi ha messo in attesa per connettermi alla persona che aveva organizzato l'evento. Ho impiegato la musichetta d'attesa a ripassarmi il discorso per sembrare minimamente credibile alle orecchie di un “genio”.Dopo una regolamentare caduta di linea e mia  richiamata, mi ha dato  un nominativo, tal Maurizio Gelati, e un numero di telefono, 011-5096036.Ma è di Torino che c'entra con le Langhe, direte voi. L'ho detto anche io, la giovinetta non ha fatto una piega, come a dire, - affari tuoi, tanto ti dovevo-.Beh, magari il genio  ha l'ufficio nella capitale, posso chiamare anche subito, mi ha detto lei e ora è giusto orario d'ufficio.Chiamo e non c'é, ma già lo so che i geni, gli organizzatori e i cessi della stazione sono sempre impegnati, quindi con il cuore colmo di passione e il discorsetto già ripassato due volte e bello a punto, spiego tutto alla collaboratrice che mi spiccia con una proposta che non si può rifiutare di fare una bella mail a ">346581feb309e5b1b186724e4295f784 .Sono di natura sospettosa, voi lo sapete e prima di mandare una mail “ad minchiam” voglio vedere dove va a finire e cerco su Google. Mi si apre un universo di pagine e accounts dove troppo spesso libriinporto appare accanto a Repubblica.it,   c'è un rosario di siti e non ci cavo i piedi.Forte degli insegnamenti dei nostri compagni informatici, però, trasformo info in www e mi si apre il sito ufficiale del Villaggio dei Libri, progettato e ideato dal Sig Maurizio dicuisopra.Ci ho scorrazzato dentro per mezzoretta, leggendo la storia, cliccando sulle foto e riportando alla mente le parole dell'articolo di Repubblica che mi ero riletta per bene per estrapolare tutte le informazioni salienti come da addestramento da interprete consecutivista qual sono. Da quella malfidata che sono diventata, invece ho colto alcuni elementi sospetti.Il Sig. Messina citato nell'articolo come un qualsiasi editore minore è il direttore editoriale di Libriinporto, Repubblica ha messo a disposizione le sue penne alla fiera del libro di Torino non per la produzione di piumini ma a supporto del progetto  e una pletora di editori guarda caso, hanno mandato i loro refusi di magazzino ( a gratis?) fino in capo alle Langhe, che solo a trovarlo quel paese ha fatto fatica anche Google Earth. Strano.C'è pure una foto di Baricco che gioca a calcio nel campetto del locale Oratorio, vuoi vedere che Frassineto Pò ha dato i natali a quel popò di scrittore, e l'enoscrittore degustaiolo Gambarotta che sbrindazza a Bardolino, pardon Asti, con tal Angelo Muzio, Direttore artistico, che se chiami il suo nome sempre su Google esce fuori  Pdci e camera.it e Adskronos che comunica che il Senatore Angelo Muzio fa nascere il primo Outlet del Libro.Vi allego di seguito il ferale trafiletto:La megalibreria, che inizialmente sara' aperta tutti i sabati e le domeniche, si inserisce nel progetto 'Libri in Porto', ideato dal senatore Angelo Muzio, dall'editore Claudio Maria Messina e dallo scrittore Bruno Gambarotta e sostenuto dalla provincia di Alessandria. Il Booklet sara' un outlet del libro a tutti gli effetti: un punto vendita dove poter trovare volumi di fine serie a prezzi scontati, un canale alternativo capace di reimmettere sul mercato prodotti editoriali che occupano i magazzini delle case editrici pronti per diventare carta da macero.Nulla quindi nasce per caso o meglio senza un coacervo di interessi che vanno dal politico all'economico toccando per la tangente, parecchio tangente l'amore per la lettura e la cultura in generale.Non basta quindi la volontà di una piccola anche se compatta Compagnia Letteraria. A muovere il carro è di nuovo e come sempre l'interesse e la politica.Se le ruote non sono unte a dovere, mi sa che è la stessa burocrazia prezzolata a mettergli le ganasce con mille carte bollate.Oltretutto,questi signori  non sono nemmeno i primi, certamente però sono ben organizzati e meglio spalleggiati.Intossicata dalla curiosità sono andata più a fondo sfruttando al massimo la “Rete “ che ci è culla e ho fatto ricerche sul primo che nel 1970 ha inaugurato l'idea del Villaggio dei libri, da cui i buoni langhigiani hanno mutuato la loro e chissà se pagano le royalties.          Il Sig. Richard Booth che ha fondato nel borgo gallese di Hay on Way, la prima Booktown.Collegato a questo nome mi è uscito un articolo del Tirreno del giugno del 2004, ben 4 anni fa, che mi piacerebbe allegarvi, il cui succo è che la città o meglio il paese di Montereggio, già fiorente in questa attività sin dal 1500, è la prima vera Booktown italiana.Se non ho letto male il “premio Bancarella” istituito nel 1952 si chiama così dalle bancarelle di libri usati che affollavano le piazze del borgo che per la maggior parte hanno nomi di case editrici famose. Pure.La città, però non è assurta all'onore delle cronache.Vero è che il Tirreno non è Repubblica,che Montereggio non è Montecitorio e forse tra i paesani non trova i natali uno scrittore di fama che giochi nelle file della Polisportiva di San Giovanni Evangelista. ( ndr. protettore degli scrittori)Ma quello che sicuramente non hanno e questo  mi amareggia di più perchè la carenza ci affratella, è una classe politica che  impiega una parte del suo potere a favore della cultura anche se non del tutto disinteressatamente. Ma Parigi val bene una messa.
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Commenti (2)
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1. 27-04-2008
booklet granbufala
tanta pubblicita ma niente arrosto euna bufala un gran carrozzone politico
Ospite
jj
2. 28-04-2008
booklet granbufala
Quello che più mi rammarica, però è constatare quanto l'informazione, anche quella che pare più libera, sia asservita alla polita, di un colore o di un altro e di come il cittadino mediosi beva di tutto, purchè ben confezionato. 
Speriamo nella rete, finchè ce la lasciano... 
grazie per il tuo intervento 
Isa
Registrato
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