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Rigosi: l'ora dell'incontro PDF Stampa E-mail

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L'ORA DELL'INCONTRO.

Una serata con Giampiero Rigosi

La suggestiva sala della BIM (Biblioteca Comunale di Imola) era discretamente affollata, il "mitico" Paolo Bernardi, giornalista di "Sabato Sera", ha dato forfait. La conduzione è stata quindi affidata ad Alen Loreti che ha letteralmente tempestato di domande Giampiero Rigosi, lasciando ben poco spazio ad ulteriori interventi di approfondimento del pubblico.

Rigosi ha dato qualche suggerimento ai molti aspiranti scrittori presenti (noi della Compagnia letteraria e molti dei corsi di Università Aperta): scrivere sempre, anche poche righe, tutti i giorni; è utile munirsi, come fa lui, di un taccuino tascabile dove annotare quotidianamente ciò che ci colpisce, ad esempio, una persona incontrata nella sala d'aspetto di una stazione, la descrizione di un ambiente o di una situazione. Massima attenzione ai particolari perché sono questi a rendere "reali" un racconto o un romanzo.

Altre "pillole" di Rigosi: la scrittura passa assolutamente dal vissuto e funziona solo se sostenuta da particolari concreti, quotidiani; fondamentale è leggere il lavoro ad amici, se sono addentro al mestiere tanto meglio (lui può contare, ad esempio, su Lucarelli!); indispensabile è la capacità di togliere al lavoro anche grandi parti (lui ha "potato" circa 300 pagine in questo suo ultimo romanzo).

In questo caso un esercizio può essere, suggerisce Rigosi, di esercitarsi cancellando un punto che pare cruciale, cambiando il punto di vista della narrazione.

Fin qui interessante. Abbiamo avuto un'ulteriore conferma che gli "strumenti" fornitici dal "Maestro Jadel" (Jadel Andreetto di Kaizen, che tiene i corsi di scrittura organizzati dall'associazione culturale Università Aperta) funzionano e vengono universalmente utilizzati. Poi, un'indicazione che lascia esterrefatti: cancellare l'incipit funziona sempre, specialmente in un racconto. Provare per credere, assicura.

Noi della Compagnia però siamo di tutt'altro avviso. Rigosi sconsiglia assolutamente di scrivere racconti che hanno sbocco nell'editoria italiana solo se ad opera di autori già noti, pur ammettendo che non condivide questa tendenza; in America, dove vive per lunghi periodi, non è affatto così. Peccato per la quasi totalità degli astanti, italiani e scrittori in madrelingua, che stanno pubblicando un paio di raccolte di racconti.

Per quanto riguarda la sua esperienza di sceneggiatore, in questo settore la disponibilità dell'autore alle modifiche dev'essere totale, in quanto non ci si rapporta solo con l'editor e l'editore, ma anche col regista e con gli attori.

In merito al film "Notturno bus" ha confessato di aver visto il finale, totalmente cambiato rispetto al romanzo, solo alla prima! A parte tutto, Rigosi ci svela che l'ingrediente essenziale per il successo letterario è la fortuna: al momento giusto sottoporre il lavoro giusto alla giusta persona. Su questo, non avevamo né abbiamo dubbi... L'ultimo romanzo di Giampiero Rigosi è un noir insolito e diventa tema dell'altra parte della serata. A colpire il fatto che il romanzo sia scritto dal punto di vista femminile: Rigosi confessa di non ha trovato difficoltà a calarsi in questo, ha ascoltato molto da molte donne.

A nostro parere, però, in tutta la prima parte si avverte che chi scrive è un uomo che prova a scrivere come una donna. Dalla seconda parte, invece, la narrazione al femminile diventa più  verosimile. Poi l'espediente letterario (l'autore ci ha "passato" il termine): una giovane donna, separata e con un figlio piccolo da allevare, si finge malata (terminale!) pur di scoprire la verità su un fatto assolutamente irrilevante ma che per lei diventa  un'ossessione. Espediente quantomeno bizzarro, per non dire fantascientifico.

Tutti i personaggi del libro, dice ancora Rigosi, sono permeati di assoluto realismo: sono creati attingendo da esperienze vissute in prima persona o da qualcuno a lui vicino. Non riesce a comprendere come molti lettori abbiano trovato i personaggi maschili del romanzo negativi quando invece, nella volontà dell'autore, non lo sono affatto: sono semplicemente reali. Leggere per capire. Rigosi non vuole assolutamente nemmeno lasciar intravedere il suo pensiero, il suo commento tra le righe: potremmo dunque definirlo un "cronista narrativo". Per concludere, Rigosi ha ammesso che, come gli abbiamo fatto notare noi, il vero eroe del romanzo è Jacopo, il figlioletto della protagonista: l'unico che  riesce a cavarsela da solo, coi suoi mezzi, ma a caro prezzo. Con quello che gli ha fatto passare la madre, sarà di sicuro, crescendo, un suicida o un serial killer. L'autore concorda. A noi della Compagnia l'incontro non è piaciuto granché, ma reputiamo che un confronto sia sempre proficuo, fosse anche per discutere di un libro da... sconsigliare agli amici.


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