UNA SERATA COL “MÒROZZ”
Il resoconto di una serata in biblioteca, con un autore che non racconta soltanto il suo ultimo libro, ma racconta soprattutto se stesso.
La BIM di sera sa essere brillante! Complice l’ora, si formano capannelli di persone che attendono l’arrivo degli ospiti, chiacchierando rilassati come nel ridotto del teatro prima che trilli il campanello e lo spettacolo abbia inizio. Da contenitore di libri la BIM diventa contenitore di persone e luogo di incontro, fra i presenti e con gli autori. La serata dedicata alla grafic-novel "Il Vangelo del Coyote" di Gianluca Morozzi, è stata interessantissima. Lui è un autore a tuttotondo: narrativa, fumetto, sceneggiatura, musica e ha parlato della sua esperienza con una schiettezza disarmante. Ne è venuta fuori una serata molto simile a quelle fra amici, seduti al tavolo di un bar a discutere di fumetto, editoria e generi limitrofi e ad ascoltare “il Morozz” (amo pensare che per gli amici del bar sia appunto questo il suo nome) raccontare di come lui sia riuscito a spuntarla nel fantastico, bastardo lavoro di scrittore. Avrebbe potuto essere una paludata e retorica conferenza, una di quelle noiose serate in biblioteca a cui partecipi con l’animo di chi assolve ad un dovere e ti sciroppi l’autore che in una summa di autoreferenzialità ti pubblicizza il suo lavoro. Col “ Mòrozz” la musica è stata diversa. La chiacchierata ha preso le mosse dal periodo in cui anche lui, come tutti, ha cominciato inviando lavori a destra e a manca. Ammette di aver avuto sorte favorevole a incontrare presto un giovane proprietario di una piccola casa editrice, Fernandel di Ravenna, che ha creduto in lui, ha investito nel suo lavoro e ha avuto ragione! Altro incontro fondamentale è stato con la sua agente: un colpo di fulmine, nel senso che a lui è piaciuta perchè molto distante dall'immagine consueta. Lui si fida completamente e può permettersi di non pensare ai contratti, alle discussioni sulle clausole con gli editori; lei, grazie anche ai contatti giusti, aiuta i suoi scritti a trasformarsi in successi. "Il Vangelo del Coyote", l’ultimo lavoro in ordine coronologico, nasce da due storie differenti che procedono parallele lungo tutto il racconto fino a sfiorarsi, quando i personaggi, ignari, si incontrano per un istante e poi proseguono il loro diverso cammino. Due sono anche i disegnatori, a cui Morozzi ha dato carta bianca: “Quando ho visto la loro proposta di Liù e Skoda, non ho avuto dubbi. Erano proprio così che le avevo immaginate”. Chi (come noi) ha apprezzato la grafic-novel, di certo si entusiasmerà per il suo romanzo "Blackout", le cui pagine sono scritte con ritmo tanto sostenuto da apparire quasi una sceneggiatura stile Tarantino. Non è quindi un caso che una produzione cinematografica americana ne abbia acquistato i diritti, sganciando una cifra impensabile per lui, in quel momento (era agli inizi di carriera); ne attribuisce il merito alla sua agente che ha saputo negoziare, lui avrebbe firmato alla prima proposta (ridicola rispetto a quella realizzata poi). E' giovane e ha già pubblicato parecchio. A chi sono piaciuti i suoi lavori precedentemente citati, ha consigliato come terza lettura "L'era del porco", un romanzo molto distante da quelli. Gianluca non ama le "etichette", nel senso che non considera le sue opere catalogabili in un genere letterario definito: noir, nel suo caso, è troppo "stretto". Su questo concordiamo con lui. Morozzi non si può circoscrivere in un genere. Attendiamo quindi di incontrarlo nuovamente per scoprire le sue nuove evoluzioni e sperimentazioni di genere letterario "molteplice".
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