Producer: La Palazzina.
Autori e registi:
Emanuele Barazutti, Maria Cristina Paglia.
Fotografia:
Giorgio Giannoccaro.
Scenografia:
Alberto Venturini.
Post produzione:
Emanuele Zuffa.
L'attrice protagonista è
Penelope Landini.
Io amo scrivere, amo la musica e il cinema. E il videoclip rappresenta il cocktail perfetto di questi elementi, il mio ideale di scrittura per immagini.
Sono stata contattata, e con me Emanuele Barazutti, da Giangiacomo De Stefano, impiegato presso la Palazzina in qualità di tecnico centro di produzione.
Dovendoci occupare in seguito della stesura del soggetto, nella prima fase io ed Emanuele abbiamo partecipato alla giuria del concorso “ImolaVideoContest”, svoltosi presso il Cà Vaina a Imola.
La scelta è caduta facilmente sui Kubrick, superiori agli altri gruppi in quanto a tecnica e la cui musica poteva bene adattarsi a un videoclip. Anche se non sono mancati validi avversari come i Fronte d’Onda, capaci e intraprendenti.
Nella fase successiva io ed Emanuele ci siamo occupati dell’ideazione del soggetto e della stesura della scaletta.
Ammetto con sincerità di essere una persona alquanto individualista riguardo alla scrittura. Le mie precedenti esperienze scolastiche di scrittura collettiva sono state sempre fallimentari. Accetto volentieri correzioni e critiche costruttive, soprattutto da parte dei mie compagni della Compagnia Letteraria Colonne d’Ercole, ma non sono mai riuscita a portare a termine un racconto o un soggetto che non fosse esclusivamente mio.
Questa volta è stato diverso. Forse per comuni gusti cinematografici o forse soprattutto per l’umiltà reciproca nel saper accettare le idee dell’altro.
Infine è giunta la fase, insieme agli altri partecipanti al progetto, di dar concretezza alle idee: la scelta della location e degli attori.
E ci siamo trovati dinanzi a questioni che non avevamo neanche immaginato, come trovare un luogo adatto dove arrivasse corrente, la messa in pratica di alcune inquadrature, la possibilità reale di realizzare certe idee o la ricerca di un abito adatto per l’attrice, da procurare doppio, nel caso il primo si sporcasse e fosse necessario girare nuovamente la stessa scena.
Alcuni scontri e un po’ di tensione, naturale, ci sono stati, ma tutto è svanito nel momento in cui siamo giunti sul luogo delle riprese e abbiamo potuto vedere l’idea prendere corpo attraverso le bellissime scenografie di Alberto Venturini e grazie al lavoro di Giorgio Giannoccaro, direttore della fotografia e operatore di ripresa, di Emanuele Zuffa, che in seguito si è occupato del montaggio, e di tutti i ragazzi che hanno partecipato al video. Lavoro che inizialmente è consistito in vera e propria fatica, tra spostare mobili e montare luci.
La location, l’ex forno del complesso dell’Osservanza a Imola, in disuso da anni, era già affascinante e suggestiva di per sé. Ma il freddo si è rivelato ben presto il rovescio della medaglia di girare in un luogo abbandonato. Noi almeno abbiamo indossato costantemente le giacche, l’attrice invece, Penelope Landini, ha perlopiù recitato scalza e con un leggerissimo vestito indosso. Nonostante questo ha dato il meglio di sé senza mai un lamento.
Devo ammettere però che recitare in condizioni disagiate si è dimostrato per certi aspetti utile. I volti tagliati dal freddo e il fiato caldo che esce dalla bocca hanno apportato un tocco particolare, qualcosa in più, quasi fossero intenzionali.
Sapevamo già che i ragazzi del gruppo erano bravi musicisti, ma nei due giorni di riprese si sono mostrati anche amici simpatici e bravi attori, in particolar modo Stefano Maggiore, cantante, chitarrista e secondo attore, estremamente disinvolto dinanzi alla camera.
La regia è stata collettiva, abbiamo collaborato io, Emanuele Barazutti, Emanuele Zuffa e sento anche di dover nominare Giorgio Giannoccaro, che ha avuto ottime intuizioni.
Per quanto riguarda la storia scritta da me ed Emanuele si tratta di qualcosa di molto semplice. Entrambi siamo cultori della parola scritta e desideravamo dar vita a un videoclip che potesse essere un’ulteriore chiave di lettura in aiuto al testo.
La canzone parla di un abbandono, della sofferenza di una ragazza. Di promesse fatte e non mantenute, del dolore di cui può essere portatore l’amore. Il titolo è “hate shaped box”, scatola formato odio, ed è proprio sul doppio significato, metaforico e reale, della scatola che abbiamo giocato. Sul piano reale c’è una scatola in cui la ragazza ripone tutti gli oggetti appartenenti alla storia finita, ed è una scatola colma di odio e rabbia certo, perché lei è stata ferita e continua a soffrire. Sul piano surreale c’è ancora una scatola, ma contiene un cuore, il suo, che le è stato strappato e poi crudelmente e ironicamente donato in un pacco regalo con tanto di fiocco. Il pacco rappresenta le promesse, perché su ogni regalo si creano aspettative di felicità. Il suo contento rappresenta invece l’esito reale della storia. Ancora rabbia e odio. C’è chi si tormenta e chi si allontana verso una nuova vita. Ma entrambe le scatole, in fondo, ne rappresentano una sola, la mente, che oscilla tra realtà e visioni paranoiche.
Qualcuno ha obiettato che una storia simile potesse risultare un po’ adolescenziale. Il cuore strappato, il dolore, ecc …
Siamo stati solo molto fedeli al testo e io stessa mi sono ritrovata in quelle parole. Dunque o io vivo ancora come un’adolescente (il che è molto probabile) o il termine adolescenziale si riferisce a comportamenti estremi, fuori dai cliché del socialmente accettato. Perché quando si è adulti non si piange, non sta bene, si accetta il dolore, ci si fa una ragione e si va avanti. Ma per quanto mi riguarda non faccio altro che mettere tutta me stessa in ogni cosa e provo molto dolore solo quando la controparte è altrettanto amore. Per me davvero un sentimento o la presenza di una persona possono essere vitali. Se questo è essere adolescenti allora sì, sono ancora un’adolescente, così come la storia è adolescenziale. E ancora mi emoziono quando per l’ennesima volta rivedo dinanzi agli occhi immagini che fino a poco tempo fa erano solo nella mia mente.
Brava Cris, che stimo e conosco; bravi anche tutti gli altri.Complimenti e mettetecela tutta: soprattutto credete in quel che fate! In questo mondo di sentimenti sviliti e mistificati,evviva i veri adolescenti!
Ospite
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