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Purgatorio

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PURGATORIO

Di Elisa Pederzoli (7dd7a93d32e09565a5bb3a07d8c3b5ca )

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La persona che era stata Daniele Morandi si sveglia, a fatica. Il corpo è un blocco di marmo inerte, nel torpore lasciato dal gelo notturno.

Stupido sole di gennaio.

La sua luce è abbastanza forte da ferire gli occhi, ma sotto il portico fa un freddo cane e non c'è speranza di trarne un briciolo di calore. Allontana con un calcio stizzito il sacco a pelo, che puzza di birra. I capelli arruffati creano una fastidiosa cortina scura davanti agli occhi. Attraverso di essa, guarda il bicchiere di carta appoggiato a terra vicino a lui. Vuoto.

Quanta generosità...

Gli scappa da ridere, ma è una risata fredda, che rimbalza sulle volte di pietra dell'androne: il pensiero che quel suono privo di umanità possa provenire da se stesso gli strappa un brivido. Nessuno dei passanti, che si affrettano sul lastricato di marmi policromi, accenna a voltarsi verso di lui. Lo ignorano, invisibile come sempre.  

Vorrebbe poterli biasimare, puntare il dito, ma la carità ai barboni non è mai stata il suo forte. Almeno fino a quando aveva un lavoro, una moglie, una casa.

Si tira su, a sedere sul muretto che delimita il portico. Piazza Santo Stefano brulica di vita sotto il sole del mattino.  Mentre apre l'ultima lattina di birra osserva il complesso monumentale di Santo Stefano poltrire, incurante della vita che fluisce e del vocio dei ragazzi che risalgono a frotte l'acciottolato.

Una volta sua moglie gli aveva raccontato di quella chiesa: riaffiora alla memoria qualcosa a proposito di una Gerusalemme Bolognese. Lei era -  lo è ancora - una studiosa del Medioevo; spesso si divertiva a raccontargli aneddoti curiosi su Bologna, scovati qua e là nel corso dei suoi studi. Il più delle volte erano davvero interessanti, ma lui fingeva sempre che non gli importassero solo per vederla arrabbiata. Adorava la sua espressione imbronciata e il modo buffo con cui spalancava quegli occhi incredibili sotto le sopracciglia crucciate, sbuffando. Soprattutto gli piaceva abbracciarla da dietro e posarle un bacio sui capelli scuri, nel fare pace.

Affoga i ricordi in una lunga sorsata di birra, di cui non sente più il sapore amarognolo. Una volta poteva permettersi di avere il palato fine, sensibile ai vini costosi, ora gli basta tenerlo innaffiato il più spesso possibile. Nient'altro.

Ha vissuto a Bologna tutta la vita e mai, attraversando a passo svelto i portici verso San Giovanni in Monte, si era fermato a guardare davvero quel complesso imponente, che ora sonnecchia sotto il cielo terso come un grosso gatto.

Nella Vita di San Petronio si attribuiva proprio al patrono bolognese l'ideazione della Basilica delle Sette Chiese - così la chiamava sempre Adele, atteggiandosi a maestrina - che doveva ricalcare la struttura del Santo Sepolcro. Lui aveva fatto edificare la chiesa, lui aveva ricostruito quasi tutta la città dopo le invasioni barbariche. L'immagine del vescovo salvatore e ricostruttore, riesumata secoli dopo la sua morte, era servita a dare coraggio a una Bologna bisognosa più che mai di unità e protezione nell'atroce carnevale delle lotte tra comuni e Impero.

«...da allora si dice che San Petronio vegli sulla sua città, tenendola nel palmo della mano e proteggendo ogni singolo cittadino che ne calpesti le strade» aveva sentenziato Adele con un tono da "E vissero tutti felici e contenti", prima di trascinarlo con lei sotto le coperte.  

Lo sguardo dell'uomo scivola via. Ma quelle cose, quei ricordi di chiacchiere a letto, dopo aver fatto l'amore,  sono marchiate a fuoco nella sua testa, anche se così lontane da sembrargli di spiare la vita di un altro.

Ecco cos'è diventato. Un voyeur. Per anni, con la mente il più delle volte ottenebrata dall'alcol - che non rende le cose più sopportabili, certo, ma un po'meno insopportabili sì - ha guardato la vita scivolargli accanto senza sfiorarlo, indifferente.

Le persone si affrettano sotto il portico. Gruppi di universitari con le borse stracolme di libri e gli sguardi che brillano, pieni di aspettative. Libri e aspettative che avevano gravato anche sulle sue spalle, una vita fa. Uomini distinti in giacche eleganti, schiavi del cellulare e della ventiquattrore proprio come lui era stato. Casalinghe cariche di sacchetti della spesa e donne avvolte in nuvole di profumi costosi che si disperdono nell'aria, languidi e seducenti ricordi del loro passaggio. La gente ha per lui la stessa attenzione che un bolognese navigato

(io stesso)

riserva alle Due Torri, dopo quarant'anni che vi passa sotto.

A chi importava che si fosse laureato con lode in ingegneria, o che  avesse rilevato l'azienda del padre ancor prima di mettere piede fuori dall'università? Il rampollo in carriera che aveva sposato la donna perfetta, la cui intelligenza era superata solo dalla dolcezza del sorriso, ora non esiste più.

Forse il nuovo millennio ha regalato a San Petronio una vacanza, pensa mentre butta giù l'ultima sorsata di birra.

A meno che Sua Santità Protettrice non trovi divertente vedere un uomo all'apice della carriera sprofondare nel fango per un errore non suo. O almeno, non del tutto.

Sì, era stato il fratello a mandare all'aria la società in meno di un mese, frodando la banca, certo di farla franca. Ma la fiducia incondizionata in lui era stata una sua leggerezza, e quando l'azienda era colata a picco aveva trascinato con essa entrambi, e il conto era arrivato salato.

Gli arresti domiciliari non glieli aveva tolti nessuno.  I legali di papà non avevano mosso un dito per uno che aveva distrutto quello che il padre aveva costruito in una vita. Poco importava lo stesso sangue. Negli affari, il sangue non vale un euro.

Si era dibattuto negli anni seguenti in una copia sbiadita della sua vita di prima, infrangendo ogni tentativo di risollevarsi con dignità contro muri di indifferenza; se la giustizia non perdona un errore, vero o presunto che sia, ancor meno lo fa la società.

 Aveva avuto soldi. Sguardi di approvazione. Amore. Sesso. E le due cose insieme. Creduto di avere una vita perfetta, di essere arrivato in alto... ma quanto più arrivi su, tanto più male ti fai cadendo.

Sua moglie non era andata a trovarlo una sola volta durante i sei mesi di domiciliari. Già quella di caduta gli aveva lasciato un livido bello grosso. Indelebile.  

Poi, dopo il processo e la condanna, di nuovo la libertà.  

Moglie. Casa. Lavoro.

Concetti astratti. Al loro posto, aveva trovato una richiesta di divorzio, uno sfratto e nessuno disposto a dargli una mano.

Getta lontano la lattina vuota, con rabbia.

Era stato così idiota! Aveva creduto che la vita di prima lo avrebbe aspettato, come un cagnolino fedele, lasciandosi mettere il guinzaglio al collo non appena avesse indossato di nuovo giacca e cravatta.

Suo fratello aveva visto più in là di lui: si era dileguato portandosi via quel poco che era rimasto. E, questa volta, aveva fatto le cose per bene. Nessuna traccia, svanito nel nulla. Così aveva ripagato la sua fiducia. 

La lattina rotola via sui ciottoli con un clangore fastidioso.

Una voce familiare cattura la sua attenzione.

«Hai freddo cara?»

La coppia gli viene incontro lungo i portici, troppo lontana perché possa scorgerne i volti. Sono abbracciati stretti stretti, il ragazzo le sta sussurrando qualcosa all'orecchio e lei ride. Come un canto di sirena l'eco di quel suono giunge fino a lui.

L'uomo di un tempo, sepolto sotto strati di birra, barba e abiti consunti, solleva per un istante la testa.

Riconosce quella risata. Lo ha fatto innamorare.

Un'Adele più giovane di come la ricordi, stretta nel cappotto verde Max Mara - il primo regalo che le aveva fatto - si avvicina con passo leggero, il viso arrossato dal freddo. Il braccio cinge la schiena del suo accompagnatore, che le posa un bacio sui corti capelli neri.

Ora che sono più vicini, è evidente da come lui la guarda... quegli occhi persi, così orgogliosi di ciò che hanno conquistato.

Sono i suoi occhi da stolido innamorato.

Il fu Daniele Morandi deve appoggiarsi alla colonna, sente le gambe sciogliersi come neve al sole. E non è la birra... quella era la prima della giornata.

Un altro Daniele Morandi, baldanzoso nel suo giaccone elegante, senza borse sotto gli occhi né fili grigi tra i capelli, gli viene incontro da un'altra vita.

Una vita in cui la schiena è ancora dritta, in cui gli occhi si piantano altezzosi in faccia a chiunque incontri perché lui è Daniele Morandi della ditta di trasporti Morandi & figli, detto tutto d'un fiato.

Una vita in cui è protagonista sulla scena, e in cui il gelo, lo smarrimento e l'umiliazione sono lontani anni luce.  

Con gli occhi fissi su quel se stesso, la sagoma smagrita e sporca ricorda con sgomento crescente quello che provava. Si sentiva

(mi sentivo)

invincibile.

Amato.

Fortunato.

Una voce urla silenziosa dentro di lui.

Fermalo! Mettilo in guardia! Devi fargli

(farti)

vedere come ti riduce la vita. Dì a quella puttana che il suo San Petronio presto volgerà lo sguardo altrove... come lei, del resto.

Ma la puttana è così bella, con i suoi occhi profondi, le ciglia lunghe e il naso arrossato. La lingua resta immobile, niente più di un'appendice morta. Dalla bocca non esce alcun suono.

Parla! Non puoi lasciarti scivolare così, ignaro, verso questo futuro. Non puoi!

Guarda negli occhi i suoi vent'anni e cerca di inviar loro un messaggio, un appello disperato, ma il ragazzo fa scivolare lo sguardo sulla colonna e sull'angolo vuoto e sporco, indifferente. 

La coppia lo ha quasi superato. Adele si stringe contro il giovane Morandi, rabbrividendo. Lui la abbraccia forte, e sorride.

Quel sorriso

(è il mio sorriso)

emana una luce tale da inchiodare la sagoma incorporea contro la colonna. Strali infuocati squarciano il velo opaco che lo avvolge, e tutto ad un tratto comprende che non può farlo.

Semplice, chiaro. Non può.  

Perché ora ricorda com'è stato sorridere così. Anche se non gli capita da talmente tanto tempo, che fino a un istante prima pensava di non averlo mai fatto. Tutta la merda, le umiliazioni, la rabbia che lo hanno logorato e torturato in questi anni scolorano, si arrendono all'incurvarsi leggero di quelle labbra.

 Come aveva fatto a dimenticare perché si sorride?

Scivola con la schiena lungo la colonna, giù, a terra. Si aggrappa al sacco a pelo, lo stringe, ci si arrotola dentro. Ma non gli da calore, non può sentirlo. Lascia se stesso proseguire verso le Due Torri insieme a quello che crede sarà l'amore della sua vita. Per quel Daniele Morandi, che nasconde un anello d'oro bianco nella tasca del cappotto, lo è davvero.

Quel giorno, di fronte a un bicchiere di vino, le chiederà di sposarlo e lei accetterà. Quell'immagine si affaccia vivida e prepotente in un angolo della sua mente. Il fantasma delle labbra di Adele sulle sue, morbide, bagnate di lacrime di gioia.

Sarà sincera quel giorno. Non importa ciò che seguirà. Ora che ha incrociato i suoi occhi e il suo sorriso non può, non riesce a dubitare di lei e del loro abbraccio così puro, così reale nell'aria frizzante. Non sente il freddo, non sente il calore del sacco a pelo, ma quello l'ha sentito. 

Per ora il giovane Morandi ha la più grande delle benedizioni che San Petronio possa donargli. Speranza e amore.

La sagoma dell'uomo si fa fievole, sempre più fievole. Chiude gli occhi. Tra un po'andrà a cercarsi un'altra birra, ma per ora si gode il raggio di sole che sfugge alla piazza per benedire quell'angolo di portico. La luce filtra, intensa, attraverso il velo delle palpebre. La temperatura sale; un tepore mai provato in questi anni bui gli scivola sulla pelle, accarezzandolo, sciogliendo rabbia e rancore. Forse l'inverno è davvero finito e la primavera dietro l'angolo.

Dall'alto del suo scranno di nuvole, San Petronio annuisce, imperscrutabile.

Questi Bolognesi... per un istante ha quasi creduto che il lungo periodo di ostinato rifiuto della verità di quell'anima ribelle non avrebbe dato i suoi frutti. Addirittura la presunzione di cambiare le cose... questo Daniele Morandi gli aveva quasi fatto credere di aver fallito con lui.

Ma si era sottovalutato, e ora può tirare un sospiro di santo sollievo. In realtà li ha tirati su bene nei secoli, i suoi Bolognesi, e anche il purgatorio di quella misera anima suicida è terminato. La luce la sta chiamando, e la vede  dissolversi nel sorriso di Dio, niente più di un mulinello di pulviscolo dorato all'ombra del portico.

Dopo aver smarrito la fede, che lo aveva portato a togliersi la vita, il fu Daniele Morandi ha appena ritrovato da solo, in se stesso - anche se nel se stesso di qualche tempo prima - la strada per la salvezza.

Speranza. Perdono.

È in momenti come questo che, nello spazio di un sorriso e pur nella sua infinita misericordia, nel Santo fa capolino un'ideuzza.

Chissà, magari questi figli un po' testoni stanno iniziando a farcela anche da soli. Sarebbe quasi ora di concedersi una meritata vacanza.

 

 

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